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Sulla produzione della sicurezza - Gustave de Molinari

Giovedì, 8 Agosto 2013

[...] Tra i bisogni dell’uomo, ve ne è uno di una specie particolare e che gioca un ruolo immenso nella storia dell’umanità: è il bisogno di sicurezza. In che cosa consiste questo bisogno?
Sia che vivano isolati o in società, gli uomini – innanzi tutto – sono interessati a preservare la loro esistenza e i frutti del loro lavoro. Se il sentimento della giustizia fosse universalmente diffuso; se, di conseguenza, ogni uomo si preoccupasse di lavorare e scambiare i frutti del proprio lavoro, senza preoccuparsi di attentare alla vita o ad impadronirsi – tramite la violenza o l’astuzia – dei frutti del lavoro degli altri uomini; se ciascuno, in poche parole, avesse un istintivo orrore per ogni atto che possa portare danno al prossimo, è certo che la sicurezza esisterebbe naturalmente sulla terra e che non sarebbe necessaria alcuna istituzione artificiale per fondarla. Purtroppo non è affatto così. Il sentimento della giustizia sembra essere ad esclusivo appannaggio di alcune nature elevate ed eccezionali. Tra le razze inferiori esso non esiste che a uno stadio rudimentale. Di là, gli innumerevoli attentati portati fin dall’origine del mondo, dall’epoca di Caino e Abele, alla vita e alla
proprietà delle persone. Di là, ugualmente, la fondazione di istituzioni il cui scopo è quello d’assicurare il possesso pacifico della propria persona e dei propri beni. Queste istituzioni hanno ricevuto il nome di governi. Ovunque, anche all’interno dei popoli meno illuminati, si incontra un governo, a testimonianza di quanto sia generale e urgente il bisogno di sicurezza al quale un governo provvede. Ovunque, gli uomini si rassegnano ai sacrifici più duri piuttosto che fare a meno di un governo, e pertanto della sicurezza, e non si saprebbe dire che – agendo così – essi facciano male i loro calcoli.
Supponete, in effetti, che un uomo si trovi incessantemente minacciato nella sua persona e nei suoi mezzi di sussistenza: la sua prima e la sua più costante preoccupazione non sarà forse di preservarsi dai pericoli che lo circondano? Questa preoccupazione, questa cura e questo lavoro assorbiranno necessariamente la maggior parte del suo tempo, così come le facoltà più energiche e più attive della sua intelligenza. In conseguenza di ciò, egli non potrà destinare alla soddisfazione degli altri bisogni che un lavoro insufficiente, precario, ed una stanca attenzione. Se anche quest’uomo fosse obbligato ad assegnare una parte considerevole del proprio tempo e del proprio lavoro a chi si impegni a garantirgli il possesso pacifico della sua persona e dei suoi beni, non farebbe comunque un buon affare? Tuttavia, il suo interesse rimarrebbe non di meno quello di procurarsi la sicurezza al più basso prezzo possibile.
Se vi è una verità ben consolidata nell’ambito dell’economiapolitica, essa è la seguente:
Che in tutte le cose, per ogni genere di bene il quale serva a provvedere a bisogni materiali o immateriali, il consumatore è interessato a che il lavoro e lo scambio rimangano liberi, poiché la libertà di lavoro e di scambio hanno per risultato necessario e permanente un massimo d’abbassamento del prezzo.
E un’altra è questa:
Che l’interesse del consumatore di una derrata qualunque deve sempre prevalere sull’interesse del produttore.
Ora, seguendo tali principi, si arriva a questa conclusione rigorosa:
Che la produzione della sicurezza deve, nell’interesse dei consumatori di questo bene immateriale, rimanere sottomessa alla concorrenza della legge della domanda e dell’offerta.
Da cui risulta:
Che nessun governo dovrebbe avere il diritto di impedire ad un altro governo di stabilirsi in concorrenza con lui, o di obbligare i consumatori di sicurezza ad indirizzarsi esclusivamente a lui per acquisire questo bene. [...]
Ma quale è la ragione dell’eccezione introdotta a proposito della sicurezza? Per quale ragione speciale la produzione della sicurezza non può essere abbandonata alla libera concorrenza? Perché deve essere sottomessa a un altro principio e organizzata in virtù di un altro sistema? [...]
Di conseguenza, siamo condotti a chiederci se questa eccezione sia fondata e se essa lo possa essere agli occhi di un economista.
Alla ragione ripugna credere che una legge naturale ben dimostrata comporti un’eccezione. Una legge naturale è ovunque e sempre, o non è. Non credo, ad esempio, che la legge della gravitazione universale, che regge il mondo fisico, si trovi sospesa in qualche caso e in qualche punto dell’universo. Ora, io considero le leggi economiche quali leggi naturali e ho tanta fede nel principio della divisione del lavoro e nel principio della libertà di lavoro e di scambio quanta ne posso avere nella legge della gravitazione universale.Penso dunque che se questi principi possono subire delle perturbazioni, al contrario non comportano alcuna eccezione.
Ma, se è così, la produzione della sicurezza non deve essere sottratta alla legge della libera concorrenza; e se lo è, tutta la società ne subisce un danno. O questo è logico e vero, o i principi su cui si fonda la scienza economica non sono principi.
Ci è dunque dimostrato a priori, a noi che abbiamo fede nei principi della scienza economica, che l’eccezione segnalata in precedenza non alcuna ragion d’essere e che la produzione della sicurezza, come ogni altra, deve essere sottomessa alla legge della libera concorrenza. Una volta acquisita questa convinzione, che ci resta da fare? Ci resta da ricercare come è possibile che la produzione della sicurezza non sia affatto sottomessa alla legge della libe ra concorrenza e come è possibile che essa sia sottoposta a principi differenti. Quali sono questi principi? Quelli del monopolio e del comunismo. Non c’è nel mondo un solo stabilimento dell’industria della sicurezza, un solo governo, che non sia basato sul principio del monopolio o del comunismo. A tale proposito faremo, en passant, un semplice rilievo. Dato che l’economia politica condanna tanto il monopolio come il comunismo nei diversi ambiti dell’attività umana, dove essa li ha individuati fino ad ora, non sarebbe strano e ingiustificato se essa li accettasse nell’industria della sicurezza?
Esaminiamo ora come è possibile che tutti i governi conosciuti siano sottomessi alla legge del monopolio o organizzati in virtù del principio comunista.
Ricerchiamo, innanzi tutto, ciò che si intende per monopolio o per comunismo. [...] Citeremo come esempio il sale. Immaginate che un uomo o un’organizzazione di uomini riesca ad attribuirsi in esclusiva la roduzione e la vendita del sale;è evidente che quest’uomo o questa associazione potranno alzare il prezzo di tale bene molto al di sopra del suo valore, molto al di sopra del prezzo che esso avrebbe in un regime di libera concorrenza. Si dirà allora che quest’uomo o questa associazione possiedono un monopolio e che il prezzo del sale è un prezzo di monopolio. Ma è evidente che i consumatori non acconsentiranno affatto, di loro spontanea volontà, a pagare la soprattassa abusiva del monopolio; bisognerà costringerli e per costringerli sarà necessario impiegare la forza.Ogni monopolio s’appoggia necessariamente sulla forza.
E quando i monopolisti cessano d’essere più forti dei consumatori sfruttati da loro, che succede? Sempre, il monopolio finisce per sparire, o con la violenza, o a seguito di una trattativa amichevole. Che si mette al suo posto? Se i consumatori ammutinati, insorti, si sono impadroniti dell’industria del sale, è probabile che essi confischino a loro profitto questa industria e che il loro primo pensiero sarà non certo di abbandonarla alla libera concorrenza, ma di sfruttarla – in comune – nel loro proprio interesse. Di conseguenza, nomineranno un direttore o un comitato direttivo per lo sfruttamento delle saline, ai quali attribuiranno i fondi necessari per far fronte ai costi della produzione del sale; poi, dato che l’esperienza del passato li ha resi diffidenti e sospettosi e dato che essi avranno timore che il direttore designato da loro s’impadronisca della produzione per il suo proprio interesse e ricostituisca a suo profitto – in modo palese o occulto – l’antico monopolio, eleggeranno alcuni delegati e rappresentanti, incaricati di votare i fondi necessari per le spese di produzione, di controllarne l’impiego e di esaminare se il sale prodotto è distribuito in modo uguale tra tutti gli aventi diritto. Così sarà organizzata la produzione del sale. Questa forma di organizzazione della produzione ha ricevuto il nome di comunismo. Quando questa organizzazione si applica a un solo bene, si dice che il comunismo è parziale. Quando si applica a tutte le derrate, si dice che il comunismo è completo. Ma che il comunismo sia parziale o completo,l’economia non l’ammette più del monopolio, di cui non è che l’estensione. Ciò che ho detto del sale non è applicabile, evidentemente, anche alla sicurezza? Non è forse la storia di tutte le monarchie e di tutte le repubbliche? Ovunque, la produzione della sicurezza ha cominciato ad essere organizzata in monopolio e ovunque, ai giorni nostri, essa tende a organizzarsi in comunismo. Ecco perché.
Tra i beni materiali e immateriali necessari all’uomo, nessuno – ad eccezione forse del grano – è più indispensabile e può, di conseguenza, sopportare una maggiore tassa di monopolio. Nessuno, ugualmente, può tanto facilmente cadere in regime di monopolio. Che condizione è, in effetti, quella in cui si trovano gli uomini che hanno bisogno di sicurezza? È una condizione di debolezza. E che condizione è quella di coloro che si impegnano a procurar loro questa sicurezza necessaria? È una condizione di forza. Se non fosse così e se i consumatori di sicurezza fossero più forti dei produttori, è evidente che essi non acquisirebbero affatto i loro servigi. Ora,dal momento che in origine i produttori di sicurezza sono più forti dei consumatori, non possono facilmente imporre a questi il regime del monopolio?
Ovunque, all’origine delle società, si videro dunque le razze più forti e più guerriere attribuirsi il governo esclusivo delle società; ovunque si videro tali razze accaparrarsi il monopolio della sicurezza in talune circoscrizioni più o meno estese, a seconda del loro numero e della loro forza. E poiché tale monopolio è per sua stessa natura di grande profitto, ovunque si videro le razze investite del monopolio della sicurezza lanciarsi in lotte accanite il cui scopo consisteva nell’aumentare l’estensione del proprio mercato e il numero dei consumatori coatti, e di conseguenza la quota dei propri benefici. La guerra, dunque, diveniva la conseguenza necessaria e inevitabile dell’istituzione del monopolio della sicurezza. Come un’altra conseguenza inevitabile era che questomonopolio tendesse a generare tutti gli altri monopoli.
Esaminando la situazione dei monopolisti della sicurezza, i produttori degli altri beni non potevano non riconoscere che niente al mondo era più vantaggioso del monopolio. Di conseguenza, essi dovevano a loro volta essere tentati ad aumentare con lo stesso metodo i benefici della loro industria. Ma per attribuirsi, a scapito dei consumatori, il monopolio del bene che essi producevano, di cosa avevano bisogno? Avevano bisogno della forza. Ora, questa forza necessaria a comprimere le resistenze dei consumatori interessati, essi non la possedevano. Che fecero? Essi la chiesero in prestito, a pagamento, a coloro che la possedevano. Al prezzo di alcune tasse, sollecitarono ed ottennero il privilegio esclusivo di esercitare la propria industria in talune aree determinate. Poiché la concessione di questi privilegi garantiva buone somme di denaro ai produttori di sicurezza, il mondo fu presto coperto di monopoli. Il lavoro e lo scambio furono ovunque ostacolati,incatenati;e la condizione delle masse rimase la più miserabile possibile.
Ciò nonostante, dopo lunghi secoli di sofferenze, mentre una nuova cultura cominciava a poco a poco a diffondersi nel mondo, le masse soffocate da questa rete di privilegi cominciarono a reagire contro i privilegiati e a domandare la libertà, e cioè la soppressione dei monopoli. Si ebbero allora numerose transazioni. In Inghilterra, ad esempio, che successe? La razza che governava il paese e che si trovava organizzata in compagnia (la nobiltà), avendo alla propria testa un direttore ereditario (il re) e un Consiglio d’amministrazione ugualmente ereditario (la Camera dei Lords), fissò all’origine – al tasso che le conveniva fissare – il prezzo della sicurezza di cui aveva il monopolio. Tra i produttori di sicurezza e i consumatori non c’era alcun dibattito. Era il regime dell’arbitrio. Ma, col passare del tempo, poiché i consumatori avevano acquisito la coscienza del loro numero e della loro forza, si sollevarono contro il regime del puro arbitrio e ottennero di discutere con i produttori il prezzo della derrata. A questo scopo, designarono alcuni delegati che si riunirono in Camera dei Comuni per dibattere la quota dell’imposta, il prezzo della sicurezza.
Ottennero anche di essere meno tartassati.Tuttavia, dal momento che i membri della Camera dei Comuni erano nominati sotto la diretta influenza dei produttori di sicurezza, il dibattito non era franco e il prezzo della derrata continuava ad oltrepassare il proprio valore naturale.
Un giorno, i consumatori così sfruttati insorsero contro i produttori e li espropriarono della loro industria.
Iniziarono dunque ad esercitare essi stessi questa industria e scelsero a tal scopo un direttore assistito da un Consiglio. Era il comunismo che si sostituiva al monopolio. Ma la combinazione non riuscì per nulla e, vent’anni dopo, il monopolio primitivo fu ristabilito. Soltanto che i monopolisti ebbero la saggezza di non restaurare un regime arbitrario; accettarono il libero dibattito sull’imposta,avendo cura tuttavia di corrompere incessantemente i delegati del partito avverso. Misero a disposizione di tali delegati vari impieghi dell’amministrazione della sicurezza e giunsero perfino ad ammettere i più influenti tra loro all’interno del loro Consiglio superiore. Di sicuro, niente di più abile che una simile condotta. Ma nonostante ciò i consumatori di sicurezza finirono per percepire tali abusi e chiesero la riforma del Parlamento. A lungo rifiutata, la riforma fu infine concessa e, da quell’epoca, i consumatori hanno ottenuto un notevole alleggerimento delle imposte.
In Francia, dopo aver ugualmente attraversato frequenti vicissitudini e aver conosciuto varie modifiche, il monopolio della sicurezza è stato rovesciato per la seconda volta. Come già in passato in Inghilterra, a questo monopolio esercitato prima nell’interesse di una casta e poi nel nome di una certa classe della società, si è sostituita la produzione comune. L’insieme dei consumatori, considerati quali azionisti, ha designato un direttore – che è incaricato della gestione durante un certo periodo – e un’assemblea il cui compito è quello di controllare gli atti del direttore e della sua amministrazione.
Ci contenteremo di fare una semplice osservazione a proposito di questo nuovo regime. Come il monopolio della sicurezza doveva logicamente implicare tutti gli altri monopoli, il comunismo della sicurezza deve logicamente condurre a tutti gli altri comunismi. In effetti, delle due l’una: o la produzione comunista è superiore alla produzione libera, o non lo è. Se lo è, questo non vale solo per la sicurezza, ma anche per tutte le altre cose. Se non è così, il progresso consisterà inevitabilmente nel rimpiazzarla con la produzione libera.
Comunismo completo o completa libertà, ecco l’alternativa!
Che mi si permetta ora di formulare una semplice ipotesi. Immaginiamo una società nascente: gli uomini che la compongono si mettono a lavorare e a scambiare i frutti del loro lavoro. Un naturale istinto rivela a questi uomini che la loro persona, la terra che occupano e coltivano, i frutti del loro lavoro, sono loro proprietà, e che nessuno – al di fuori di loro stessi – ha diritto di toccarli e di disporne. Questo istinto non è ipotetico, esiste. Ma poiché l’uomo è una creatura imperfetta, capita che questa conoscenza istintiva del diritto di ciascuno sulla propria persona e sui propri beni non si riscontri allo stesso grado in tutte le anime e che taluni individui minaccino con la violenza o con l’astuzia le persone o le altrui proprietà. Di qui deriva la necessità di un’industria che prevenga o reprima queste aggressioni abusive compiute con la forza o con l’astuzia.
Supponiamo che un uomo (o un’associazione di uomini) venga e dica: “Io mi incarico, in cambio di una retribuzione, di prevenire o di reprimere gli attentati contro le persone e le proprietà. Coloro che vogliono mettere al riparo da ogni aggressione le proprie persone e le proprie proprietà si rivolgano a me”.
Prima di stipulare un contratto con questo produttore di sicurezza cosa faranno i consumatori? In primo luogo, cercheranno di sapere se è abbastanza potente per proteggerli. In secondo luogo, se offre garanzie morali tali da non dover temere da parte sua quelle aggressioni morali che egli si incarica di sopprimere. In terzo luogo, i consumatori cercheranno di sapere se nessun altro produttore di sicurezza – a pari garanzie – è disposto a fornir loro questa derrata a condizioni migliori. Tali condizioni sono di vario tipo. Per essere in condizione di garantire ai consumatori piena sicurezza per le loro persone e le loro proprietà e, in caso di danno, di distribuire loro un premio proporzionato alla perdita subita, bisognerà in effetti:
1) che il produttore stabilisca talune pene contro chi offende le persone e chi rapisce le proprietà, e che i consumatori accettino di sottomettersi a queste pene nel caso essi stessi danneggino le persone e le proprietà;
2) che egli imponga ai consumatori taluni fastidi, in modo tale da facilitare la scoperta degli autori dei delitti;
3) che egli percepisca regolarmente, per coprire le spese di produzione e per remunerare il profitto naturale
della sua industria, un certo premio,il quale può variare secondo la situazione dei consumatori, le particolari occupazioni alle quali si dedicano, l’estensione, il valore e la natura delle loro proprietà.
Se queste condizioni, necessarie all’esercizio di questa industria, convengono ai consumatori, l’accordo sarà concluso; altrimenti i consumatori rinunceranno alla sicurezza o si rivolgeranno a un altro produttore.
Se ora si pone mente alla natura particolare dell’industria della sicurezza e agli imprenditori che possono essere attivi in questo mercato, è ragionevole immaginare che essi limiteranno la loro clientela a talune circoscrizioni territoriali. Essi non sarebbero evidentemente in condizione di sostenere le spese se immaginassero di mantenere una polizia in località nelle quali essi non contano che pochi clienti. La loro clientela si raggrupperà naturalmente attorno alla sede della loro industria. Essi non potranno nemmeno abusare di tale situazione per imporre la propria volontà ai consumatori. In caso di un aumento irragionevole del prezzo della sicurezza, infatti, questi avrebbero in effetti la facoltà di rivolgersi a un nuovo imprenditore o a un imprenditore vicino.
Da questa facoltà che viene lasciata al consumatore, di acquistare la sicurezza dove meglio crede, nasce una costante emulazione tra tutti i produtori, poiché ciascuno si sforza di aumentare la propria clientela o di mantenerla tramite l’attrattiva di un’offerta a buon mercato o di una giustizia più pronta, più completa, migliore.
Fate che il consumatore non sia libero, al contrario, di acquistare la sicurezza dove a lui sembra meglio e presto vedrete aprirsi una grande carriera per l’arbitrio e la cattiva gestione. La giustizia diviene costosa e lenta, la polizia vessatoria, la libertà individuale cessa d’essere rispettata, il prezzo della sicurezza viene abusivamente esagerato e prelevato in modo iniquo (secondo la forza e l’influenza di cui dispongono questa o quella classe di consumatori), gli assicuratori si confrontano in guerre accanite per sottrarsi reciprocamente alcuni consumatori; in una parola, si vedono sorgere uno dopo l’altro tutti gli abusi propri del monopolio o del comunismo.
In un regime di libera concorrenza, la guerra tra i produttori di sicurezza cessa totalmente d’avere la sua ragion d’essere. Perché mai si farebbero la guerra? Per acquisire dei consumatori. Ma i consumatori non si lascerebbero conquistare. Essi certamente si guarderebbero bene dal farsi assicurare da persone che avrebbero attentato, senza scrupolo, alle persone e alle proprietà dei loro concorrenti. Se un audace vincitore volesse imporre loro la sua legge, essi chiamerebbero immediatamente in loro aiuto tutti i consumatori liberi che – come loro – si sentirebbero minacciati da tale aggressione, e ne farebbero giustizia. Così come la guerra è la conseguenza naturale del monopolio, la pace è la conseguenza naturale della libertà. [...]
Che una tale ipotesi possa realizzarsi, ecco senza dubbio ciò che sarà contestato. Ma a rischio di essere considerati utopisti, diremo che questo non può esserci contestato e che un esame sempre più attento dei fatti risolverà sempre più a favore della libertà il problema del governo, così come gli altri problemi economici. Da parte nostra, siamo ben convinti che un giorno sorgeranno associazioni per reclamare la libertà di governo, così come ne sono sorte per reclamare la libertà di commercio. E non esitiamo ad aggiungere che quando quest’ultimo progresso sarà stato realizzato, venuto meno ogni ostacolo artificiale alla libera azione delle leggi naturali che reggono il mondo economico, la situazione dei differenti membri della società diverrà la migliore possibile.

Fonte: https://mises.org/page/1432

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