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Società senza Stato - Murray N. Rothbard

Giovedì, 8 Agosto 2013

Nel tentare di descrivere come una “società senza stato” – quindi, una società anarchica – potrebbe funzionare con successo, vorrei in primo luogo disinnescare due critiche comuni ma erronee di questo approccio. La prima è l’argomento per cui, nel provvedere a servizi per la protezione e la difesa come i tribunali, la polizia, o persino la legge in sé, starei semplicemente contrabbandando di nuovo lo stato all’interno della società in un’altra forma e che quindi il sistema che sto analizzando e sostenendo non è “realmente” l’anarchismo. Questo tipo di critica può farci soltanto scivolare in una infinita ed arida disputa sulla semantica. Lasciatemi dire fin dall’inizio che definisco lo stato come quell’istituzione che possiede una o entrambe (quasi sempre entrambe) le seguenti proprietà: (1) ottiene il suo reddito dalla coercizione fisica conosciuta come “tassazione”; e (2) afferma e solitamente ottiene un monopolio imposto dei servizi della difesa (polizia e tribunali) in un data zona territoriale. Un’istituzione che non possiede neanche una di queste proprietà non è e non può essere, conformemente alla mia definizione, uno stato. D’altra parte, definisco la società anarchica come una società dove non c’è possibilità legale per l’aggressione coercitiva contro la persona o la proprietà di un individuo. Gli anarchici oppongono lo stato perché ha la sua vera essenza in tale aggressione, vale a dire, l’espropriazione della proprietà privata per mezzo della tassazione, l’esclusione coercitiva di altri fornitori di servizi di difesa dal suo territorio e tutti le altre depredazioni e coercizioni costruite su questi fuochi gemelli dell’invasione dei diritti individuali.
Né è la nostra definizione dello stato arbitraria, dato che queste due caratteristiche sono state possedute da quelli che sono stati riconosciuti generalmente come stati nel corso della storia. Lo stato, tramite l’uso della coercizione fisica, ha arrogato a sé un monopolio obbligatorio dei servizi della difesa sulla sua giurisdizione territoriale. Ma è di certo concettualmente possibile che tali servizi possano essere forniti da privati, da istituzioni non-statali, ed effettivamente tali servizi sono stati assicurati storicamente da altre organizzazioni piuttosto che dallo stato. Essere opposto allo stato non è allora necessariamente essere opposto ai servizi che spesso sono stati collegati ad esso; essere opposto allo stato necessariamente non implica che dobbiamo essere opposti alla protezione della polizia, ai tribunali, all’arbitrato, alla moneta, al servizio postale, o alle strade e superstrade. Alcuni anarchici effettivamente si sono opposti alla polizia ed a tutta la coercizione fisica in difesa della persona e della proprietà, ma questa non è inerente ed è fondamentalmente irrilevante rispetto alla posizione dell’anarchico, che è contrassegnata precisamente dall’opposizione a tutta la coercizione fisica invasiva, o aggressiva, contro la persona e la proprietà.

Il ruolo cruciale della tassazione può essere visto nel fatto che lo stato è l’unica istituzione o organizzazione nella società che regolarmente e sistematicamente ottiene il suo reddito mediante l’uso di coercizione fisica. Tutti gli altri individui o organizzazioni ottengono il loro reddito volontariamente, sia (1) con la vendita volontaria delle merci e dei servizi ai consumatori sul mercato, sia (2) per mezzo di regali volontari o donazioni dai membri o da altri donatori. Se cesso di comprare o mi astengo dall’acquisto dei Wheaties sul mercato, i produttori di Wheaties non mi inseguono con una pistola o minacciando di imprigionarmi per forzarmi a comprare; se non riesco ad iscrivermi all’Associazione Filosofica Americana, l’associazione non può obbligarmi o impedirmi di disdire la mia appartenenza. Soltanto lo stato può comportarsi così; soltanto lo stato può confiscare la mia proprietà o mettermi in prigione se non pago il suo tributo di imposta. Di conseguenza, soltanto lo stato regolarmente esiste ed ha la sua vera essenza nella depredazione coercitiva sulla proprietà privata.

Neanche è legittimo sfidare questo tipo di analisi affermando che in un certo altro senso, l’acquisto di Wheaties o l’appartenenza all’APA sono in qualche modo “coercitivi”. Chiunque che sia ancora insoddisfatto di questo uso del termine “coercizione” può eliminare semplicemente la parola da questa discussione e sostituirla con “la violenza fisica o la minaccia di essa”, con l’unica perdita nello stile letterario piuttosto che nella sostanza della discussione. Ciò che l’anarchismo propone allora di fare, è di abolire lo stato, cioè di abolire l’istituzione regolarizzata della coercizione aggressiva.
Si deve assolutamente aggiungere che lo stato abitualmente costruisce sulla sua fonte di reddito coercitiva aggiungendo una miriade di altre aggressioni sulla società, che variano dal controllo economico alla proibizione di pornografia alla costrizione del rispetto religioso all’omicidio di massa dei civili nella guerra organizzata. In breve, lo stato, nelle parole di Albert Jay Nock, “afferma ed esercita un monopolio del crimine” sulla sua zona territoriale.

La seconda critica che vorrei disinnescare prima di cominciare la parte principale del discorso è l’accusa comune che gli anarchici “suppongono che tutta la gente è buona” e che senza lo stato nessun crimine verrebbe commesso. In breve, tale anarchismo presuppone che con l’abolizione dello stato emerga un Uomo Nuovo Anarchico, cooperativo, umanitario e benevolo, cosicché allora nessun problema di crimini contagerà la società. Confesso che non capisco la base di questa accusa. Qualunque cosa un’altra scuola dell’anarchismo professi – e non credo che sia esposta all’accusa – certamente non adotto questa visione. Assumo con la maggior parte degli osservatori che l’umanità è una miscela di buono e di malvagio, di tendenze sia cooperative che criminali. Nel mio punto di vista, la società anarchica è quella che massimizza la tendenza verso il bene e la cooperazione, mentre minimizza sia le occasioni che la legittimità morale di ciò che è malvagio e criminale. Se il punto di vista anarchico è corretto ed lo stato è effettivamente il grande canale legalizzato e socialmente legittimato per tutte le forme di crimine antisociale – furto, oppressione, omicidio di massa – su vasta scala, quindi certamente l’abolizione di un tal motore del crimine non può far altro che favorire ciò che di buono c’è nell’uomo e scoraggiare il male.

Un altro punto: in un senso profondo, nessun sistema sociale, sia anarchico che statale, può funzionare a meno che la maggior parte delle persone siano “buone”, nel senso che non siano tutte desiderose di assaltare e rapinare il loro prossimo. Se tutti fossero così disposti, nessuna quantità di protezione, sia statale che privata, potrebbe riuscire ad evitare il caos. Ancora, più la gente è disposta ad essere pacifica e a non aggredire il prossimo, più tutto il sistema sociale funzionerà con successo e meno le risorse dovranno essere dedicate alla protezione della polizia. Il punto di vista anarchico afferma che, data la “natura dell’uomo”, dato il grado di bontà o di malvagità in un qualunque punto temporale, l’anarchismo aumenterà le occasioni per il bene e minimizzerà i canali per il male. Il resto dipende dai valori osservati dai diversi membri della società. Unico ulteriore punto che deve essere affermato è che, eliminando l’esempio vivente e la legittimità sociale del vasto crimine legalizzato dello stato, l’anarchismo in larga misura promuoverà i valori pacifici nelle menti delle persone.

Non possiamo naturalmente occuparci in questa sede dei numerosi argomenti a favore dell’anarchismo o contro lo stato, morali, politici ed economici. Né possiamo prendere le vari merci e servizi ora forniti dallo stato e mostrare come gli individui e i gruppi privati potrebbero assicurarli in modo molto più efficiente sul libero mercato. Qui possiamo occuparci soltanto della zona forse più difficile, la zona dove si presuppone quasi universalmente che lo stato debba esistere ed agire, anche soltanto come “male necessario” anziché come bene positivo: il regno vitale della difesa o protezione della persona e della proprietà contro l’aggressione. Certamente, si sostiene universalmente, lo stato è una necessità vitale almeno per fornire la protezione della polizia, la risoluzione giudiziaria delle dispute e l’applicazione dei contratti, e la creazione della legge in sé che deve essere fatta rispettare. La mia obiezione è che tutti questi servizi di protezione evidentemente necessari possono essere forniti in modo soddisfacente ed efficiente dai privati e dalle istituzioni sul mercato libero.

Un avvertimento importante prima di arrivare al corpo centrale di questo documento: le nuove proposte come l’anarchismo vengono quasi sempre misurate contro il presupposto implicito che il sistema presente, o statale, funzioni a perfezione. Tutte le lacune o difficoltà con l’immagine della società anarchica sono considerate responsabilità nette e sufficienti per scartare l’anarchismo come irraggiungibile. In breve, è supposto implicitamente che lo stato stia facendo alla perfezione il suo lavoro auto-assunto di protezione della persona e della proprietà. Non possiamo qui entrare nelle ragioni per le quali lo stato è destinato a soffrire inerentemente difetti e inefficienze gravi in una tal operazione. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno ora è di indicare il primato negativo e senza precedenti dello stato attraverso la storia: nessuna combinazione di malfattori privati può possibilmente essere paragonata all’incessante record di furti, confische, oppressione e omicidio di massa dello stato. Nessuna collezione di mafiosi o privati rapinatori di banche può anche solo cominciare ad essere paragonata a tutte le Hiroshima, Dresda e Lidice e simili nella storia dell’umanità.
Questo punto può essere definito più filosoficamente: è illegittimo confrontare i meriti dell’anarchismo e dello statismo cominciando dal sistema attuale come dato implicito e quindi esaminare criticamente soltanto l’alternativa anarchica. Ciò che dobbiamo fare è cominciare dal punto zero e quindi esaminare criticamente entrambe le alternative suggerite. Supponiamo, per esempio, di essere tutti improvvisamente caduti giù sulla terra de novo e di esserci quindi tutti confrontati con il problema di quali disposizioni sociali da adottare. E supponiamo allora che qualcuno abbia suggerito: “Siamo tutti destinati a soffrire a causa di quelli tra noi che desiderano aggredire il loro prossimo. Allora risolviamo questo problema del crimine consegnando tutte le nostre armi alla famiglia Jones, là, assegnando tutto il nostro potere definitivo di risolvere le dispute a quella famiglia. In questo modo, con il loro monopolio di coercizione e di ultima risoluzione, la famiglia Jones potrà proteggerci tutti l’uno dall’altro.” Penso che questa proposta otterrebbe ben pochi consensi, tranne forse dalla famiglia Jones stessa. Ma questa è precisamente l’usuale argomento per l’esistenza dello stato. Quando cominci dal punto zero, come nel caso della famiglia Jones, la domanda “chi controllerà i controllori?” si trasforma non soltanto in una permanente lacuna nella teoria dello stato ma in una insuperabile barriera per la sua esistenza.

Un avvertimento finale: l’anarchico è sempre in una posizione sfavorevole nel tentare di prevedere la forma della futura società anarchica. Perché è impossibile per gli osservatori prevedere gli ordinamenti sociali volontari, compresi la fornitura delle merci ed i servizi, nel libero mercato. Supponiamo, per esempio, che questo sia l’anno 1874 e che qualcuno predica che nel futuro ci sarà un’industria radio-manufatturiera. Per poter fare con successo una tale previsione, deve essere in grado di dichiarare immediatamente quanti fornitori radiofonici ci saranno da lì a un secolo, quanto saranno grandi, dove saranno situati, che tecnologia e che tecniche di vendita useranno e così via? Ovviamente, una tal sfida non avrebbe significato e in un senso profondo lo stesso è vero per coloro che chiedono una rappresentazione precisa del modello delle attività di protezione sul mercato. L’anarchismo sostiene la dissoluzione dello stato in ordinamenti sociali e del mercato e queste disposizioni sono molto più flessibili e meno prevedibili delle istituzioni politiche. Il massimo che possiamo fare, quindi, è di offrire vaste linee guida e prospettive sulla forma di una proiettata società anarchica.

Un punto importante da definire qui è che l’avanzamento della tecnologia moderna rende gli ordinamenti anarchici sempre più fattibili. Prendete ad esempio il caso dei fari, in cui si sostiene spesso che per gli operatori privati di un faro è difficile remare fuori ad ogni nave che passa per farle pagare l’uso della luce. Indipendentemente dal fatto che questa obiezione ignora l’esistenza e il successo dei fari privati in epoche passate, come in Inghilterra nel diciottesimo secolo, un’altra considerazione vitale è che la tecnologia elettronica moderna rende molto più fattibile addebitare ogni nave per l’uso della luce. Così, la nave dovrebbe aver pagato per un fascio elettronicamente controllato che potrebbe quindi venir acceso automaticamente per quelle navi che hanno pagato il servizio.

Rivolgiamoci ora verso il problema di come le dispute – in particolare le dispute su presunte violazioni della persona e della proprietà – verrebbero risolte in una società anarchica. In primo luogo, dovrebbe essere notato che tutte le dispute coinvolgono due parti: il querelante, la presunta vittima del crimine o torto ed il difensore, il presunto aggressore. In molti casi di contratto violato, naturalmente, ciascuna delle due parti che dichiarano che l’altro è il colpevole è allo stesso tempo querelante e difensore.

Un punto importante da ricordarsi è che ogni società, sia statale che anarchica, deve avere qualche sistema di risoluzione delle dispute che guadagni un consenso di maggioranza nella società. Non ci sarebbe esigenza di tribunali o arbitri se tutti fossero onniscenti e sapessero istantaneamente quali persone fossero colpevoli di ogni dato crimine o violazione di contratto. Poiché nessuno di noi è onniscente, ci deve essere un qualche metodo per decidere chi è il criminale o il trasgressore che guadagni la legittimità; in breve, la cui decisione sarà accettata dalla grande maggioranza del pubblico.
In primo luogo, una disputa può essere risolta volontariamente frale due parti stesse, sia senza assistenza che con l’aiuto di un terzo mediatore. Questo non pone alcun problema e automaticamente sarà accettata dalla società nel suo insieme. È in tal modo accettato già ora, molto di più in una società imbevuta dei valori anarchici della cooperazione e dell’accordo pacifico. Secondariamente e similmente, le due parti, incapaci di raggiungere l’accordo, possono decidere di sottomettersi volontariamente alla decisione di un arbitro. Questo accordo può presentarsi dopo il sorgere di una disputa, o essere previsto in anticipo nel contratto originale. Di nuovo, non c’è problema in un tal ordinamento per guadagnare la legittimità. Anche nell’attuale era statale, la rinomata inefficienza e le procedure coercitive ed ingombranti delle corti del governo condotte politicamente è in aumento il numero dei cittadini che si rivolgono all’arbitrato volontario ed esperto per una risoluzione veloce ed armoniosa delle dispute.

Infatti, William C. Wooldridge ha scritto che:

“L’arbitrato è cresciuto in proporzioni che rendono i tribunali un ricorso secondario in molte zone e completamente superfluo in altre. Il timore antico dei tribunali che l’arbitrato le “spodesterebbe” dalla loro giurisdizione è stato compiuto con una potenza che i giudici consuetudinari non hanno probabilmente mai anticipato. Le società di assicurazioni registrano oltre cinquantamila reclami all’anno fra di loro con arbitrato e l’Associazione Americana di Arbitrato (AAA), con sede a New York e venticinque uffici regionali in tutto il paese, l’anno scorso ha condotto oltre ventiduemila arbitrati. I suoi ventitremila soci disponibili a servire da arbitri possono oltrepassare il numero totale del personale giudiziario… negli Stati Uniti…. A questo aggiungete il numero sconosciuto di individui che arbitrano le dispute all’interno di particolari industrie o in particolari località, senza affiliazione convenzionale all’AAA ed il ruolo quantitativamente secondario delle corti ufficiali comincia ad essere apparente”. [1]

Wooldridge aggiunge l’importante punto che, oltre alla velocità delle procedure arbitrali di fronte alle corti, gli arbitri possono procedere come esperti nell’ignoranza della legge ufficiale del governo; in un senso profondo, allora, servono a generare un corpo volontario di legge privata. “In altre parole” dichiara Wooldridge, “il sistema delle corti extralegali e volontarie ha progredito congiuntamente in un corpo di legge privata; le regole dello stato sono aggirate tramite lo stesso processo che aggira le tribune stabilite per la risoluzione delle dispute su quelle regole…. In breve, un accordo riservato fra due persone, una “legge” bilaterale, ha soppiantato la legge ufficiale. Il mandato del sovrano ha cessato di funzionare e ad esso si è sostituita una regola tacitamente o esplicitamente pattuita dalle parti. Wooldridge conclude che “se un arbitro può scegliere di ignorare una regola penale di danni o lo statuto delle limitazioni applicabili al reclamo di fronte a lui (ed è generalmente concesso che abbia quel potere), l’arbitrato può essere visto come uno strumento praticamente rivoluzionario per la auto-liberazione dalla legge…” [2]

Si può obiettare che l’arbitrato funziona con successo solo perché i tribunali fanno rispettare la decisione dell’arbitro. Wooldridge precisa, tuttavia, che l’arbitrato era inapplicabile nelle corti americane prima del 1920, ma che questo non ha impedito all’arbitrato volontario di avere successo e di espandersi negli Stati Uniti ed in Inghilterra. Egli fa notare, inoltre, la riuscita delle operazioni dei tribunali mercantili del Medio Evo, quei tribunali che hanno sviluppato con successo l’intero corpo della legge mercantile. Nessuno di quei tribunali possedeva il potere esecutivo. Avrebbe potuto aggiungere i tribunali privati degli spedizionieri marittimi che hanno sviluppato il corpo di legge del diritto marittimo in maniera simile.

Quanto allora questi tribunali privati, “anarchici” e volontari garantiscono l’accettazione delle loro decisioni? Con il metodo dell’ostracismo sociale e del rifiuto di trattare ulteriormente con il commerciante colpevole. Questo metodo “applicativo” volontario si è effettivamente dimostrato altamente riuscito. Wooldridge scrive che “le corti dei commercianti erano volontarie e se un uomo avesse ignorato il loro giudizio, non avrebbe potuto essere mandato in prigione…. Tuttavia, è evidente che… [le loro] decisioni sono state generalmente rispettate anche dai perdenti; altrimenti la gente non li avrebbe mai usati in primo luogo…. I commercianti hanno fatto funzionare i loro tribunali semplicemente accosentendo ad attenersi ai risultati. Il commerciante che avesse rotto l’accordo non sarebbe stato mandato in prigione, se ne poteva essere sicuri, ma nemmeno avrebbe potuto continuare a lungo ad essere un commerciante, dato che l’esatta conformità dei suoi colleghi… si dimostrò se non altro più efficace della coercizione fisica.”[3] Né questo metodo volontario mancò di funzionare nei tempi moderni. Wooldridge scrive che fu precisamente negli anni prima del 1920, quando le decisioni dell’arbitrato non potevano essere fatti rispettare nei tribunali, che l’arbitrato attrasse e sviluppò un seguito nella comunità mercantile americana. La sua popolarità, guadagnata in un momento in cui attenersi ad un accordo per arbitrare doveva essere volontario quanto l’accordo in sé, fa dubitare se la coercizione legale fosse un’aggiunta essenziale alla risoluzione della maggior parte delle dispute. I casi di rifiuto di attenersi ad una decisione dell’arbitro erano rari; un fondatore dell’Associazione Americana di Arbitrato potrebbe non ricordare un singolo esempio. Come i loro precursori medioevali, i commercianti nelle Americhe non dovettero contare su alcuna sanzione a parte quelle che potevano imporre collettivamente a vicenda. Colui che si fosse rifiutato di pagare si sarebbe visto negato in futuro l’accesso al tribunale della sua associazione, o il suo nome depennato dalla sua associazione commerciale; queste pene erano molto più temute del costo della penale che non aveva accettato. Alle aggiudicazioni volontarie e private si aderiva volontariamente e privatamente, se non per onore, per interesse personale degli uomini d’affari che sapevano che il metodo arbitrale della risoluzione delle dispute avrebbe cessato molto rapidamente di essere a loro disposizione se avessero ignorato una decisione. [4]
Dovrebbe anche essere precisato che la tecnologia moderna rende ancora più fattibile l’accumulazione e la diffusione delle informazioni sul credito da accordare alla gente e dei dati sui contratti o accordi di arbitrato da loro mantenuti o violati. Presumibilmente, una società anarchica vedrebbe l’espansione di questo tipo di diffusione dei dati e quindi faciliterebbe l’ostracismo o il boicottaggio dei trasgressori di arbitrati e di contratti.

Come verrebbero selezionati i giudici in una società anarchica? Nella stessa maniera con cui sono scelti ora e come venivano scelti nei giorni dell’arbitrato rigorosamente volontario: i giudici con la reputazione migliore per efficienza e probità sarebbero scelti dalle varie parti sul mercato. Come in altri processi del mercato, i giudici con le migliori valutazioni nella risoluzione delle dispute guadagnerebbero una quantità crescente di lavoro e quelli con le peggiori troverebbero sempre meno clienti e dovranno spostarsi in un’altra linea di attività. Qui deve essere dato risalto al fatto che le parti nella disputa cercheranno quei giudici con la reputazione migliore per perizia e imparzialità e che gi giudici incapaci o parziali dovranno velocemente trovare un’altra occupazione.
Quindi, i Tannehills enfatizzano:

“i sostenitori del governo vedono la forza iniziata (la forza legale del governo) come l’unica soluzione alle dispute sociali. Secondo loro, se tutti nella società non fossero costretta ad usare lo stesso sistema di tribunali… le dispute sarebbero insolubili. Apparentemente non si capacitano che le parti in disputa possano essere in grado di scegliere liberamente i propri arbitri…. non si rendono conto che i disputanti, infatti, godrebbero di migliori risultati se potessero scegliere fra agenzie di arbitrato in competizione così da poter trarre i vantaggi della concorrenza e della specializzazione. Dovrebbe essere evidente che un sistema di tribunali che ha un monopolio garantito dalla forza della legge statutaria non darà un servizio di buona qualità come le agenzie di arbitrato del libero mercato le quali devono competere per i loro clienti….

Forse l’argomento meno fondato per l’arbitrato governativo è quello che sostiene che i giudici governativi sono più imparziali perché operano fuori dal mercato ed in tal modo non hanno interessi acquisiti…. Dovere lealtà politica al governo è certamente garanzia di imparzialità! Un giudice governativo è sempre spinto alla parzialità – in favore del governo, da quale ottiene la sua paga e il suo potere! D’altra parte, un arbitro che vende i suoi servizi in un mercato libero sa che deve essere scrupulosamente onesto, giusto ed imparziale quanto possibile o nessuna coppia di disputanti comprerà i suoi servizi per arbitrare la loro disputa. Un arbitro del libero mercato dipende per la sua vita dalla sua abilità ed imparzialità nella risoluzione delle dispute. Un giudice governativo dipende dal peso politico.” [5]

Ancora, se lo desiderano, le parti contraenti potrebbero provvedere in anticipo ad una serie di arbitri:

“Sarebbe più economico e nella maggior parte dei casi sufficiente avere soltanto un’agenzia di arbitrato per ascoltare il caso. Ma se le parti ritenessero che un appello ulteriore potrebbe essere necessario e sono disposti a rischiare la spesa supplementare, potrebbero prevedere una successione di due o persino più agenzie di arbitrato. I nomi di queste agenzie sarebbero scritti nel contratto nell’ordine dalla “prima corte d’appello” all’“ultima corte d’appello.” Non sarebbe né necessario né desiderabile avere una singola corte d’appello finale per ogni persona nella società, come abbiamo oggi nella Corte Suprema degli Stati Uniti.” [6]

L’arbitrato, allora, pone poche difficoltà nella rappresentazione di una società libera. Ma cosa succederebbe nel caso di torti o crimini di aggressione dove non c’è stato contratto? O supponendo che il violatore di un contratto sfuggisse alla decisione di un arbitrato? È sufficiente l’ostracismo? In breve, come possono svilupparsi nella società anarchica del libero condanne contro i criminali o i violatori di contratti?

In senso allargato, il servizio della difesa consiste in guardie o polizia che usano la forza per difendere la persona e la proprietà contro le aggressioni ed i giudici o le corti il cui ruolo è di usare procedure socialmente accettate per determinare chi è un criminale o malfattore, così come fare rispettare le decisioni giudiziarie, come penali o rispetto dei contratti. Sul mercato libero, molti piani d’azione sono possibili sul rapporto fra le corti private e la polizia; possono essere “integrati verticalmente,” per esempio, oppure i loro servizi possono essere assicurati da ditte separate. Ancora, è probabile che il servizio di polizia sarà garantito dalle società di assicurazioni che forniranno polizze contro il crimine ai loro clienti. In quel caso, le società di assicurazioni pagheranno le vittime del crimine o della rottura di contratti o di premi di arbitrato e perseguiranno quindi gli aggressori in tribunale per recuperare le loro perdite. C’è un collegamento naturale del mercato fra le società di assicurazioni ed il servizio della difesa, poiché dovranno pagare meno risarcimenti nella misura in cui riescono a mantenere basso il tasso di criminalità.
I tribunali potrebbero far pagare quote per i loro servizi, con i perdenti dei casi obbligati a risarcire i costi della corte, oppure possono sostenersi con i premi mensili o annuali dei loro clienti, che possono essere individui o la polizia o le agenzie di assicurazione. Supponiamo, per esempio, che Smith sia una parte danneggiata, o perché è stato assalito o rapinato, o perché una decisione di arbitrato in suo favore non è stata onorata. Smith crede che Jones sia la parte colpevole del crimine. Smith allora va da una corte, la Corte A, di cui è un cliente e presenta le accuse contro Jones come difesa. Nel mio punto di vista, il marchio di garanzia di una società anarchica è che nessun uomo può costringere legalmente qualcuno che non sia un criminale condannato a fare qualcosa, poiché sarebbe aggressione contro la persona o la proprietà di un uomo non colpevole. Di conseguenza, la Corte A può soltanto invitare Jones ad assistere alla sua prova piuttosto che citarlo in giudizio. Naturalmente, se Jones rifiutasse di comparire o mandare un rappresentante, la sua versione del caso non sarà ascoltata. Il processo a Jones procede. Supponiamo che la Corte A trovi Jones innocente. Nel mio punto di vista una parte del codice di legge della società anarchica generalmente accettata (sul quale vedere ulteriormente più sotto) è che questo conclude il procedimento a meno che Smith possa dimostrare delle accuse di grande incompetenza o parzialità da parte della corte.
Supponiamo quindi che quella corte trovi Jones colpevole. Jones potrebbe accettare il verdetto, perché anch’egli è un cliente della stessa corte, perché sa di essere colpevole, o per qualche altro motivo. In quel caso, la Corte A procede esercitando il giudizio contro Jones. Nessuno di questi casi pone problemi insolvibili per la nostra immagine di società anarchica. Ma supponiamo, invece, che Jones contesti la decisione; allora si reca dalla sua corte, la Corte B e il caso è là esaminato nuovamente. Supponiamo che anche la Corte B trovi Jones colpevole. Di nuovo, mi sembra che il codice di legge accettato della società anarchica asserirà che questo conclude la materia; entrambi i partiti hanno potuto esprimere la loro opinione nelle corti che ciascuno ha scelto e la decisione di colpevolezza è unanime.

Supponiamo, tuttavia, il caso più difficile: che la Corte B trovi Jones non colpevole. Le due corti, a ciascuna delle quali una delle due parti è iscritta, sono giunte a verdetti diversi. In questo caso, le due corti presenteranno il caso ad una corte d’appello, o arbitro, su cui le due corti si accordano. Non ci sembra essere difficoltà reale circa il concetto di una corte d’appello. Come nel caso di arbitrato su contratti, sembra molto probabile che le varie corti private nella società avranno accordi anteriori per presentare le loro dispute ad una corte d’appello particolare. Come sarebbero selezionati i giudici d’appello? Di nuovo, come nel caso degli arbitri o dei primi giudici sul mercato libero, saranno scelti per la loro perizia e la loro reputazione per efficienza, onestà e integrità. Ovviamente, i giudici d’appello incapaci o parziali difficilmente verrebbero scelti dalle corti in disputa. Il punto qui è che non c’è esigenza di un singolo sistema di corte d’appello monopolista legalmente stabilito o istituzionalizzato, come fornisce ora lo stato. Non c’è ragione per la quale non si possano presentare un gran numero di giudici d’appello efficienti ed onesti che saranno selezionati dalle corti disputanti, proprio come ci sono oggi sul mercato numerosi giudici privati. La corte d’appello rende nota la sua decisione e le corti procedono a farla rispettare se, nel nostro esempio, Jones è considerato colpevole – a meno che, naturalmente, Jones possa provare la parzialità in alcuni altri atti della corte.

Nessuna società può avere appelli giudiziari illimitati, poiché in tal caso non avrebbe senso avere giudici o corti. Di conseguenza, ogni società, sia statale che anarchica, dovrà avere un certo punto finale socialmente accettato per i processi e gli appelli. Il mio suggerimento è la regola che l’accordo di tutt’e due le corti, è decisivo. “Due” non sono una figura arbitraria, dato che riflette il fatto che vi sono due parti, il querelante ed il difendente, per ogni presunto crimine o disputa di contratto.
Se le corti devono essere legittimate per fare rispettare la decisione contro le parti colpevoli, questo non riporta lo stato in un’altra forma e non nega quindi l’anarchismo? No, dato che all’inizio di questa carta ho definito esplicitamente l’anarchismo in maniera tale da non eliminare l’uso della forza difensiva – forza in difesa della persona e della proprietà – da parte di agenzie sostenute privatamente. Nello stesso senso, non sta riportando lo stato per permettere che le persone usino la forza per difendersi contro le aggressioni, o per assumere guardie o agenzie di polizia per difenderle.
Dovrebbe essere notato, tuttavia, che nella società anarchica non ci sarà un “procuratore distrettuale” per sostenere le accuse a nome “della società.” Soltanto le vittime sosterranno le accuse come querelanti. Se queste vittime dovessero essere pacifisti assoluti che si oppongono anche alla forza difensiva, non presenteranno quindi semplicemente le accuse nelle corti o si rifaranno in altro modo contro coloro che li hanno aggrediti. In una società libera ciò sarebbe un loro diritto. Se vittima di un omicidio, allora il suo erede avrebbe il diritto presentare le accuse.
Cosa dire del problema Hatfield-e-McCoy? Supponiamo che un Hatfield uccida un McCoy e che l’erede del McCoy non appartenga ad un’assicurazione privata, ad un’agenzia di polizia, o tribunale, e decida di vendicarsi. Poiché sotto l’anarchismo non ci può essere coercizione del non-criminale, McCoy avrebbe il diritto perfetto di fare così. Nessuno può essere costretto a portare il suo caso di fronte ad una corte. In effetti, poiché il diritto di assumere polizia o corti fluisce dal diritto di autodifesa contro le aggressioni, istituire tale costrizione sarebbe inconsistente ed in contraddizione con la base stessa della società libera.

Supponiamo, allora, che il McCoy sopravvissuto trova quello che crede essere il colpevole Hatfield e lo uccide a sua volta? Cosa succederebbe allora? Va benissimo, salvo che McCoy può dover preoccuparsi per le accuse portate contro di lui da un Hatfield sopravvissuto. Qui si deve enfatizzare che nella legge della società anarchica basata sulla difesa contro l’aggressione, le corti non potrebbero procedere contro McCoy se in effetti uccidesse il giusto Hatfield. Il problema si presenterebbe se le corti trovano che ha fatto un grave errore e ha ucciso l’uomo sbagliato; in quel caso sarebbe a sua volta trovato colpevole di omicidio. Certamente, nella maggior parte dei casi, gli individui vorranno prevenire tali problemi presentando il loro caso di fronte ad una corte e guadagnare quindi l’accettazione sociale per la loro rappresaglia difensiva – non per l’atto della rappresaglia ma per la correttezza di decidere chi potrebbe essere il criminale in ogni dato caso. Lo scopo del processo giudiziario, effettivamente, è trovare una via di generale accordo su chi potrebbe essere il violatore di un contratto o il criminale in ogni dato caso. Il processo giudiziario non è un bene in sé; quindi, nel caso di un assassinio, quale l’omicidio di Lee Harvey Oswald da parte di Jack Ruby, sulla televisione pubblica, non c’è esigenza di un processo giudiziario complesso, poiché il nome dell’assassino è evidente a tutti.

Esisterà la possibilità di una corte privata che diventi venale e disonesta, o di una forza di polizia privata che diventi criminale ed estorca denaro con la coercizione? Naturalmente un tale evento può accadere, date le tendenze della natura umana. L’anarchismo non è una panacea morale. Ma il punto importante è che esistono forze del mercato per disporre controlli severi su tali possibilità, specialmente in contrasto con una società in cui esiste lo stato. Poiché, in primo luogo, i giudici, come gli arbitri, prospereranno sul mercato in proporzione alla loro reputazione per efficienza ed imparzialità. Secondariamente, sul mercato libero esistono importanti controlli ed equilibri contro corti venali o forze di polizia criminali. Vale a dire, vi sono corti ed agenzie di polizia concorrenti alle quali le vittime possono rivolgersi per una riparazione. Se l’“Agenzia di Polizia Prudential” diventa fuorilegge ed estorce denaro dalle vittime con la coercizione, queste ultime avrebbero l’opzione di rivolgersi alle agenzie di polizia “Mutuale” o “Equa” per la difesa e per la presentazione di accuse contro la Prudential. Questi sono i genuini “controlli ed equilibri” del mercato libero, genuini in contrasto con i falsi controlli ed equilibri di un sistema statale, in cui tutte le presunte agenzie “d’equilibratura” sono nelle mani di un governo monopolista. Effettivamente, dato il monopolio “servizio di protezione” di uno stato, cos’è che impedisce ad uno stato di usare il suoi mezzi di coercizione monopolistici per estorcere denaro dal pubblico? Quali sono i controlli ed i limiti dello stato? Nessuno, tranne il ricorso estremamente difficile alla rivoluzione contro un potere con tutte le pistole nelle sue mani. Infatti, lo stato fornisce un canale facile e legittimato per il crimine e l’aggressione, poiché ha la sua vera essenza nel crimine del furto delle imposte ed il monopolio imposto della “protezione.” Lo stato, in effetti, funziona come un potente “racket di protezione” su scala gigantesca e totale. Lo stato che dice: “Pagateci per la vostra “protezione”, oppure.” Alla luce delle vaste ed intrinseche attività dello stato, il pericolo di un “racket di protezione” che emerge da una o più agenzie di polizia private è in realtà relativamente piccolo.
Inoltre, deve essere dato risalto ad un elemento cruciale nel potere dello stato, e cioè la relativa legittimità secondo la maggior parte del pubblico, il fatto che dopo secoli di propaganda, le depredazioni dello stato sono considerate piuttosto come servizi benevoli. Le tasse non sono viste generalmente come furto, né la guerra come omicidio di massa, né coscrizione come schiavitù. Se un’agenzia di polizia privata diventasse fuorilegge, se la “Prudential” si trasformasse in un racket di protezione, esso allora difetterebbe della legittimità sociale che lo stato è riuscito ad assegnare a se stesso durante i secoli. Gli uomini della “Prudential” sarebbero visti da tutti come banditi, piuttosto che come “sovrani” legittimi o divinamente nominati dedicati alla promozione del “bene comune” o del “generale benessere.” E difettando di tale legittimità, la “Prudential” dovrebbe affrontare l’ira del pubblico e la difesa e la rappresaglia delle altre agenzie private di difesa, la polizia e i tribunali, sul mercato libero. Dati questi controlli e limiti inerenti, una trasformazione riuscita da una società libera al dominio criminale diventa più improbabile. In effetti, storicamente, è stato molto difficile per uno stato sorgere e soppiantare una società senza stato; solitamente, è avvenuto grazie alla conquista esterna piuttosto che allo sviluppo da parte di una società.

All’interno del campo anarchico, si è molto discusso se le corti private dovessero essere limitate da un codice di base e consuetudinario. Tentativi ingegnosi sono stati fatti per trovare un sistema in cui le leggi o gli standard di risoluzione dei tribunali differissero completamente da una ad un altro. [7] Ma nella mia visione tutti dovrebbero attenersi al codice di legge di base, in particolare alla proibizione di aggressione contro la persona e la proprietà, per adempiere alla nostra definizione di anarchismo come sistema che non fornisce sanzione legale per tale aggressione. Supponiamo, per esempio, che un gruppo di persone nella società sostenga che tutti i rossi di capelli sono demoni che si meritano di essere uccisi a vista. Supponiamo che Jones, uno di questo gruppo, colpisca Smith, un rosso. Supponga che Smith o il suo erede presenti l’accusa in un tribunale, ma che il tribunale di Jones, in accordo filosofico con Jones, lo trovi quindi innocente. Mi pare che per essere considerato legittima, ogni corte dovrebbe seguire il basilare codice di legge libertario del diritto inviolabile della persona e della proprietà. Poiché al contrario, le corti potrebbero legalmente sottoscrivere codici che giustifichino tale aggressione in vari casi, e che in quella misura violerebbero la definizione di anarchismo ed introdurrebbero allora, se non lo stato, un elemento forte di statismo o aggressione legalizzata nella società.

Ma non vedo ancora qui difficoltà insormontabili. Perchè in quel caso, gli anarchici, nell’agitazione per il loro credo, includerebbero semplicemente nella loro agitazione l’idea di un generale codice di legge libertario come parte integrante del credo anarchico dell’abolizione dell’aggressione legalizzata contro la persona o la proprietà nella società.

Contrariamente al codice generale di legge, altri aspetti delle decisioni della corte potrebbero legittimamente variare in conformità con il mercato o i desideri dei clienti; per esempio, la lingua con cui i casi saranno condotti, il numero di giudici da coinvolgere e così via.

Ci sono altri problemi del codice di legge di base che non c’è tempo di esaminare in questa sede: per esempio, la definizione dei giusti titoli della proprietà o il problema della legittima punizione degli offensori condannati – benché quest’ultimo problema naturalmente esista anche nei sistemi legislativi statali. [8] Il punto centrale, tuttavia, è che lo stato non è necessario per arrivare ai principi legali o la loro elaborazione: effettivamente, gran parte del diritto comune, del diritto commerciale, del diritto marittimo e del diritto privato, generalmente si è sviluppata separatamente dallo stato, da giudici che non scrivono la legge ma la trovano sulla base di principi condivisi derivati dalla consuetudine o dalla ragione. [9] L’idea che lo stato sia necessario per fare la legge è un mito quanto quello secondo cui lo stato è necessario per assicurare i servizi di polizia o postali.

Abbastanza si è detto qui, credo, per dimostrare che un sistema anarchico per la risoluzione delle dispute è tanto possibile quanto sostenibile: che una volta adottato, potrebbe funzionare e continuare indefinitamente. Come arrivare a tale sistema è naturalmente un problema molto diverso, ma di certo come minimo non si realizzerà a meno che la gente si convinca della sua praticabilità, si convinca, in breve, che lo stato non è un male necessario.

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Note

[1] William C. Wooldrdige, Uncle Sam, the Monopoly Man (New Rochelle, New York: Arlington House, 1970), p. 101.

[2] Ibid., pp. 103–104.

[3] Ibid., pp. 95–96.

[4] Ibid., pp. 100–101.

[5] Morris and Linda Tannehill, The Market for Liberty (Lansing, Michigan: privately printed, 1970), pp. 65–67.

[6] Ibid., p. 68.
[7] E.g., David Friedman, The Machinery of Freedom (New York: Harper and Row, 1973).
[8] For an elaboration of these points, see Murray N. Rothbard, For a New Liberty (New York: Macmillan, 1973).

[9] Thus, see Bruno Leoni, Freedom and the Law (Princeton, New Jersey: D. Van Nostrand Co., 1961).

Traduzione di Flavio Tibaldi

Fonte: http://gongoro.blogspot.it/2007/07/societ-senza-stato.html

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